Con i piedi davanti. La barella sulla soglia di casa – dalla lettiga romana alle ambulanze volanti fino alla barella per ambulanza modello 3KB

Con i piedi davanti. La barella sulla soglia di casa – dalla lettiga romana alle ambulanze volanti fino alla barella per ambulanza modello 3KB

Indice

Ci sono oggetti che stanno al centro della cerimonia funebre – la bara, il catafalco, la corona – e altri che compaiono prima, quando nessuno ha ancora acceso una candela né pronunciato la prima preghiera. La barella appartiene a questo secondo gruppo. La troviamo sulla soglia di un appartamento, nel corridoio di un ospedale, sulle scale di un vecchio palazzo, a volte su un pendio di montagna o sul ciglio di una strada. È lei a compiere il primo passo dell'ultimo viaggio di una persona. Pochi ci pensano, eppure ogni famiglia che ha vissuto la morte di un proprio caro in casa ricorda per sempre quel momento – l'istante in cui il corpo lascia il luogo in cui ha vissuto.

In questo articolo raccontiamo le usanze, le tradizioni e la storia che da sempre accompagnano il trasporto dei malati, dei feriti e dei defunti. Torniamo alle lettighe romane e ai palanchini d'Oriente, ai campi di battaglia dell'epoca napoleonica, a Solferino e alla nascita della Croce Rossa, alle prime società di soccorso europee, ai soccorritori delle montagne e alle antiche usanze di paese legate all'uscita del defunto dalla casa. Alla fine di questo percorso si trova un oggetto moderno che riunisce tutti questi fili – la barella per ambulanza modello 3KB, una struttura nata nel soccorso sanitario e oggi al servizio anche delle imprese funebri.

Il primo viaggio di cui nessuno parla

Quando pensiamo a un funerale, di solito immaginiamo il corteo – i familiari che seguono il feretro dalla chiesa o dalla cappella fino al cimitero. Quel percorso ha la sua liturgia, i suoi canti, il suo posto nella storia e nell'arte. In Italia ha anche i suoi custodi secolari: le confraternite, a cominciare dalla Misericordia di Firenze, che fin dal Medioevo trasportavano gratuitamente malati e defunti, con i confratelli coperti dalla cappa nera perché il gesto restasse anonimo. Esiste però un viaggio precedente e molto più intimo – quello dal letto alla porta.

Un tempo avveniva soltanto il giorno del funerale, dopo due o tre notti di veglia accanto al defunto. Oggi di solito avviene poche ore dopo il decesso, quando il personale dell'impresa funebre arriva a prendere la salma. Sono cambiati i tempi e le circostanze, ma una cosa è rimasta uguale – è ancora un momento di passaggio, l'istante in cui la casa smette di essere la casa di chi se n'è andato.

La soglia come confine tra due mondi

Nella cultura slava la soglia di casa aveva un significato quasi sacro. In molte regioni si credeva che sotto di essa abitassero gli spiriti degli antenati, per questo non ci si sedeva sulla soglia, non ci si salutava attraverso di essa e non si passava nulla di mano al di sopra. La soglia separava lo spazio familiare e protetto dal mondo esterno, pieno di pericoli. Non sorprende, quindi, che proprio lì si svolgesse uno dei riti funebri polacchi più conosciuti – battere tre volte la bara contro la soglia.

Gli etnografi descrivono questo gesto in diverse versioni. Secondo alcune interpretazioni era il saluto del defunto alla propria casa, secondo altre il segno che l'anima se ne andava per sempre e non doveva tornare. A volte si diceva che in questo modo il morto "si inchinava" un'ultima volta ai familiari. I tre colpi venivano associati anche alla Santissima Trinità, il che mostra bene come la cultura popolare fondesse il cristianesimo con credenze più antiche, precristiane. Qualunque fosse l'interpretazione, la soglia era il luogo in cui l'oggetto usato per il trasporto – la bara, il cataletto o la barella – diventava parte del rito e non soltanto uno strumento.

La barella per ambulanza modello 3KB

Perché con i piedi davanti

L'espressione "uscire con i piedi davanti" è nota in italiano come in polacco come eufemismo della morte, ma la sua origine è una pratica molto concreta. Il defunto veniva sempre portato fuori di casa con i piedi rivolti verso la porta. Le spiegazioni erano diverse. La più diffusa diceva che chi non "vede" la strada per cui è stato portato fuori non ritroverà la via del ritorno – e il ritorno del morto come anima inquieta era una delle paure più grandi del mondo contadino. Un'altra spiegazione era più semplice e più poetica – una persona viva esce di casa camminando in avanti, quindi anche il defunto "esce" come se camminasse con le proprie gambe, per l'ultima volta.

È curioso che questa regola sia sopravvissuta nella pratica professionale fino a oggi, anche se per motivi del tutto diversi. Il personale delle imprese funebri e i soccorritori prestano attenzione all'orientamento del corpo per ragioni ergonomiche e tecniche – scendendo le scale, caricando la barella sul veicolo, affrontando le curve di corridoi stretti. L'antica usanza e la procedura moderna si incontrano qui in modo inatteso.

La finestra aperta e l'orologio fermo

Nella casa tradizionale il momento dell'uscita del defunto veniva preparato con cura. Subito dopo la morte si apriva una finestra perché l'anima potesse andarsene liberamente. Si fermava l'orologio, si coprivano gli specchi, talvolta si svuotava l'acqua da tutti i recipienti della casa. Dopo che il corpo era stato portato fuori, si spazzava la stanza verso la porta, e le panche o gli sgabelli su cui era stata posata la bara venivano capovolti. Tutti questi gesti avevano uno scopo solo – tracciare una linea netta tra il tempo della vita e il tempo dopo la morte, e aiutare il defunto, e i vivi, ad attraversare quel confine senza turbamenti.

Le famiglie di oggi raramente conoscono queste usanze nei dettagli, ma molte ne ripetono istintivamente il senso. C'è chi chiede un momento di silenzio prima che la barella venga portata fuori. C'è chi vuole sistemare ancora una volta la coperta o posare un rosario sul petto del defunto. Il personale esperto delle imprese funebri sa che questi pochi minuti possono contare per i familiari più dell'intera cerimonia successiva. E sa anche che il modo in cui la barella viene portata nell'appartamento, sistemata accanto al letto e portata fuori resterà nella memoria della famiglia per molti anni.

Una parola che porta un peso

La parola italiana "barella" nasconde un piccolo segreto: condivide la radice con "bara". In origine entrambe indicavano una semplice portantina, un piano su cui trasportare qualcosa o qualcuno; solo col tempo "bara" è passata a indicare la cassa del defunto, mentre "barella" è rimasta il mezzo per portare malati e feriti. Nella lingua di tutti i giorni, insomma, lo strumento dei vivi e quello dei morti sono parenti stretti. Accanto a essa l'italiano conserva altre parole preziose – "lettiga", dal latino "lectica", e "cataletto", il letto funebre su cui un tempo si portava il defunto in chiesa. Il latino ecclesiastico usava invece "feretrum", dal verbo "ferre", portare, da cui deriva il nostro "feretro".

Anche il polacco è eloquente: "nosze", la barella, viene dal verbo "nosić", portare, e significa semplicemente ciò su cui si porta. E altrettanto interessante è la storia della parola "ambulanza". Deriva dal francese "hôpital ambulant", l'ospedale mobile che seguiva l'esercito, e in ultima analisi dal latino "ambulare" – camminare, passeggiare. All'inizio, dunque, l'ambulanza non era un veicolo ma un'intera unità sanitaria che si spostava insieme alle truppe. Solo più tardi il nome passò al carro e poi al mezzo a motore. La parola polacca per ambulanza, "karetka", porta invece altrove – è il diminutivo di "kareta", la carrozza elegante. Un oggetto che nel linguaggio comune evoca incidenti improvvisi e il suono di una sirena porta nel nome la traccia di un'antica raffinatezza di corte.

La barella per ambulanza modello 3KB

Dalla lettiga al palanchino – quando essere portati era segno di potere

Prima di diventare simbolo di cura per i malati e i defunti, per migliaia di anni la barella è stata soprattutto un simbolo di status. Nell'antico Egitto i faraoni e i più alti dignitari venivano portati in lettiga, come testimoniano rilievi e pitture tombali. A Roma la lettiga, la "lectica", era segno di ricchezza – portata da schiavi chiamati "lecticarii", permetteva a senatori e matrone facoltose di attraversare le strade affollate senza toccare il fango della città. Giulio Cesare tentò perfino di limitarne l'uso in città, considerandola un segno di lusso eccessivo.

I Romani usavano anche il "lectus funebris" – il letto funebre su cui il corpo veniva esposto e poi portato in processione. Per le famiglie più ricche era un evento pubblico, con attori che indossavano le maschere degli antenati, musicisti e prefiche. Già allora si vede la doppia natura di ciò su cui si porta qualcuno – pratica da un lato, cerimoniale dall'altro. Ciò su cui una persona viene portata dice qualcosa su chi è quella persona.

In Asia lo stesso ruolo era svolto dai palanchini. Nel Giappone del periodo Edo la forma e la decorazione del "kago" o del "norimono" corrispondevano con precisione al rango sociale del viaggiatore. In Cina il numero di portatori della portantina di un funzionario era rigidamente regolato secondo il suo grado. In India palanchini riccamente decorati partecipavano ai cortei nuziali e religiosi. L'Europa moderna aveva la sua versione nella portantina cittadina – nel Seicento e nel Settecento Londra, Parigi e Vienna avevano perfino gruppi organizzati di portatori, noleggiati un po' come i taxi di oggi. E Roma conservò a lungo la più celebre di tutte, la sedia gestatoria su cui venivano portati i pontefici.

Nella Confederazione polacco-lituana la lettiga compariva nei cortei dei magnati, ma il vero palcoscenico era la "pompa funebris" – il funerale barocco aristocratico con il castrum doloris, il ritratto da bara e cerimonie di più giorni, parente stretto degli apparati effimeri che il Barocco italiano allestiva nelle chiese per le esequie dei grandi. In questo teatro della morte ogni oggetto portato in processione era un'opera d'arte. Il paradosso è che la barella con cui il corpo veniva spostato dal letto di morte alla bara restava del tutto fuori dalla scena – un attrezzo semplice e anonimo che nessun cronista ha mai ritenuto degno di nota.

Una rivoluzione sul campo di battaglia

Per gran parte della storia un soldato ferito che non riusciva a camminare era lasciato al suo destino. Se veniva portato via dal campo di battaglia, ciò accadeva solo a combattimenti conclusi – spesso dopo molte ore o perfino giorni. A cambiare le cose fu un uomo il cui nome oggi conosce ogni storico della medicina.

Le ambulanze volanti di Larrey

Dominique-Jean Larrey, chirurgo dell'esercito francese, creò negli anni Novanta del Settecento un sistema che chiamò "ambulances volantes" – ambulanze volanti. Erano carri leggeri a trazione animale, dotati di sospensioni, che entravano sul campo di battaglia mentre si combatteva ancora, raccoglievano i feriti e li portavano ai posti di medicazione. Insieme a loro lavoravano squadre di barellieri. Larrey introdusse anche un principio che resta tuttora alla base della medicina d'urgenza – l'ordine delle cure dipende dalle condizioni del ferito, non dal suo grado o dalla sua nazionalità. Venivano soccorsi anche i soldati nemici.

Napoleone stimava moltissimo Larrey e, secondo la tradizione, lo definì l'uomo più virtuoso che avesse mai conosciuto. Dal nostro punto di vista, però, la cosa più importante è che la barella smise di essere un oggetto improvvisato. Divenne parte di un sistema – progettata, standardizzata, adattata al veicolo su cui doveva viaggiare. È la nascita dell'idea che oggi si nasconde dietro l'espressione "barella per ambulanza".

Una barella da ambulanza modello 3KB davanti a un'impresa di pompe funebri.

Solferino e la nascita della Croce Rossa

Nel giugno del 1859, a Solferino, nella campagna mantovana, si combatté una delle battaglie più sanguinose dell'Ottocento. Lo svizzero Henry Dunant, che si trovava nei dintorni per caso, vide migliaia di feriti privi di qualsiasi aiuto. Organizzò le donne di Castiglione delle Stiviere per curare i soldati di entrambi gli eserciti – al grido, rimasto celebre, di "tutti fratelli" – e qualche anno dopo raccontò questa esperienza nel libro "Un ricordo di Solferino". Il suo appello portò nel 1863 alla nascita del Comitato internazionale di soccorso ai feriti, da cui nacque la Croce Rossa, e nel 1864 all'adozione della prima Convenzione di Ginevra.

La Convenzione tutelava tra l'altro il personale e il materiale sanitario. Il barelliere con il bracciale della croce rossa divenne una delle figure più riconoscibili delle guerre dell'Ottocento e del Novecento – un uomo che entra nel fuoco non per combattere ma per portare. Fu un momento importante nella storia del soccorso. Un oggetto che per secoli aveva indicato il privilegio di chi veniva portato cominciò a indicare il sacrificio di chi portava.

Dall'esercito alla città

L'esperienza di guerra passò rapidamente nella vita civile. Durante la guerra di secessione americana il medico Jonathan Letterman organizzò un corpo di ambulanze i cui principi – evacuazione rapida, smistamento dei feriti e squadre fisse di barellieri – influenzarono i successivi sistemi di soccorso in molti paesi. Alla fine dell'Ottocento nelle città europee cominciarono a nascere le società di soccorso, e in Italia si diffusero le Pubbliche Assistenze, che affiancarono le antiche Misericordie nel trasporto degli infermi.

Anche in Polonia la storia seguì lo stesso percorso: a Cracovia nel 1891 nacque la Società Volontaria di Soccorso, e pochi anni dopo, nel 1897, a Varsavia cominciò a operare la Società di Pronto Soccorso. Le prime ambulanze erano trainate da cavalli e il loro equipaggiamento era, con gli occhi di oggi, estremamente modesto. L'elemento più importante restava la barella, che doveva entrare nella carrozza, poter essere portata su per le strette scale dei palazzi e garantire al malato almeno un minimo di stabilità sulle strade lastricate. Gli stessi tre requisiti – compatibilità con il veicolo, manovrabilità negli edifici e stabilità della persona trasportata – si pongono ancora oggi ai progettisti di ogni barella moderna.

La barella in montagna – l'etica di chi porta

La barella in montagna – l'etica di chi porta

Esiste un luogo in cui la barella ha assunto una dimensione quasi leggendaria – le montagne. Sui Tatra polacchi, nel 1909, per iniziativa di Mariusz Zaruski nacque il Servizio Volontario di Soccorso dei Tatra (TOPR), una delle più antiche organizzazioni di soccorso alpino d'Europa. Un anno dopo, durante un'operazione di soccorso, morì la celebre guida Klimek Bachleda – per generazioni di soccorritori la sua morte è diventata il simbolo del sacrificio più alto compiuto per un altro essere umano. Le Alpi e gli Appennini hanno storie simili: le squadre di soccorso alpino nate nel Novecento hanno scritto pagine altrettanto dure e altrettanto generose.

Trasportare un ferito in montagna è un mondo completamente diverso dalla strada di una città. Per decenni i soccorritori hanno usato barelle improvvisate con bastoni e teli, barelle speciali su pattini, barelle a cestello e sistemi di calata che permettevano di portare giù un ferito lungo una parete. Il principio però è rimasto lo stesso – la persona trasportata deve essere al sicuro, stabile e protetta dallo scivolamento. La tradizione della montagna conserva anche una triste verità di cui i soccorritori parlano malvolentieri: non ogni intervento si conclude salvando una vita. A volte la barella riporta a valle un corpo, e i soccorritori diventano gli ultimi ad accompagnare il defunto verso la sua famiglia. In questo punto il mondo del soccorso e quello funebre si incontrano senza alcun confine.

Come le diverse tradizioni portano i propri defunti

Il modo in cui spostiamo il corpo di un defunto dice molto su come intendiamo la morte e la dignità umana. Anche se oggi le procedure sono sostanzialmente simili a prescindere dalla fede, vale la pena conoscere le diverse tradizioni – le imprese funebri servono sempre più spesso famiglie di origini e sensibilità diverse.

La tradizione ebraica – non lasciare mai solo il defunto

Nell'ebraismo il corpo del defunto è circondato da cure particolari dal momento della morte fino alla sepoltura. I membri della confraternita funebre, la chevra kadisha, preparano il defunto al lavaggio rituale, e un custode – lo shomer – veglia accanto al corpo recitando i salmi. Il defunto non deve restare solo. La sepoltura avviene il prima possibile, di solito entro un giorno. Lo spostamento del corpo è quindi un gesto compiuto con grande serietà e discrezione, e l'attrezzatura usata deve permettere un trasporto delicato e stabile, senza contatti superflui e senza fretta.

L'islam – la rapidità come forma di rispetto

Anche la tradizione musulmana raccomanda una sepoltura rapida, e portare il defunto alla tomba è considerato un atto meritorio. Il corpo, avvolto in un semplice sudario bianco, viene portato su una barella o su un cataletto, e i partecipanti al corteo spesso si danno il cambio perché ognuno possa prendere parte a questo servizio, anche solo per un tratto. La rapidità qui non è mancanza di rispetto – al contrario, ne è l'espressione. Il defunto non deve essere trattenuto sulla via verso il luogo del riposo.

L'India – l'ultimo viaggio verso il fiume

Nella tradizione induista il corpo viene portato su una semplice barella di bambù ornata di fiori, di solito sulle spalle degli uomini della famiglia. Il corteo si dirige verso il luogo della cremazione e chi porta ripete il nome di Dio. In questa tradizione la barella è volutamente semplice e temporanea – serve a un solo viaggio e poi viene lasciata o bruciata. È un contrasto suggestivo con la tradizione europea dei cataletti durevoli e intagliati, conservati dalle parrocchie e dalle confraternite per secoli.

Il villaggio polacco – i vicini accanto alla barella

Nel villaggio polacco di un tempo portare fuori il defunto era una faccenda di tutta la comunità. Gli uomini del vicinato si presentavano da soli, senza essere chiamati – rifiutare l'aiuto sarebbe stato un disonore. Portavano il defunto dal letto alla panca, dalla panca alla bara, dalla casa al carro o direttamente in chiesa. In molte regioni le donne non potevano portare la bara; in altre lo facevano le ragazze, quando a morire era una giovane nubile. Non è poi così diverso da ciò che accadeva in tanti paesi italiani, dove erano gli uomini della contrada o i confratelli a prendersi carico del feretro. Questa responsabilità condivisa sopravvive nella memoria come qualcosa che alle famiglie di oggi a volte manca molto. Per questo è così importante che chi svolge questo compito per professione – il personale delle imprese funebri – lo faccia con la stessa consapevolezza di portare qualcuno, e non qualcosa.

La barella per ambulanza – dove due mondi si incontrano

Il nome "barella per ambulanza" racconta già una storia. Descrive un oggetto progettato per lavorare insieme a un veicolo – per essere caricato sulle guide, fissato nel vano di trasporto e scaricato in sicurezza all'arrivo. Questo tipo di struttura è nato nel soccorso sanitario, dove ogni secondo conta e un solo soccorritore deve spesso gestire un peso che fino a qualche decennio fa richiedeva quattro persone.

Il settore funebre ha adottato questa struttura per un motivo molto semplice – le sfide sono quasi identiche. La salma va prelevata da un appartamento al terzo piano senza ascensore, da un ospedale, da una casa di riposo, a volte dal luogo di un incidente. Bisogna passare per porte strette, affrontare la curva di una scala, caricare la barella sul carro funebre – e fare tutto questo in modo da rispettare la dignità del defunto e i sentimenti della famiglia che guarda dalla soglia. La differenza è che il soccorritore lotta per una vita, mentre l'operatore funebre custodisce una memoria. Entrambi hanno bisogno della stessa cosa – la certezza che la barella non li tradirà.

Lo mostra bene la gamma di barelle per ambulanza disponibile nella categoria barelle da trasporto di prodottifunerari.it. Comprende, tra le altre, la compatta barella per ambulanze modello 3F, la barella per ambulanza modello 3B con schienale regolabile, la barella per ambulanza modello 3E trasformabile in sedia, utile nelle trombe delle scale più strette, e la rinforzata barella per ambulanza modello 3K. Il modello più completo di questa famiglia è la 3KB.

La barella per ambulanza modello 3KB – la forma moderna di un antico servizio

La barella per ambulanza modello 3KB – la forma moderna di un antico servizio

La barella per ambulanza modello 3KB è una struttura in cui si ritrova tutta la storia raccontata finora – dall'idea di Larrey che barella e veicolo dovessero formare un unico sistema, alla regola della montagna secondo cui la persona trasportata non deve mai scivolare, fino al bisogno antichissimo che l'ultimo viaggio avvenga in pace e con dignità.

Alluminio e giunti fusi

Il telaio è in alluminio e gli elementi di collegamento sono fusi nella stessa lega. Conta più di quanto sembri. Il punto più debole di ogni struttura portante sono i suoi giunti – i punti in cui si incontrano tubi, cerniere e meccanismi. Un materiale uniforme in tutta la struttura ne favorisce la durata e la stabilità anche con un uso quotidiano intensivo. L'alluminio resiste inoltre alla corrosione, il che è importante quando si lavora con ogni tempo – sotto la pioggia, con il gelo, sull'erba bagnata davanti a una casa di campagna.

Un materasso con i bordi rialzati

L'elemento distintivo della 3KB è il materasso sagomato con i bordi rialzati. In pratica funziona come una culla delicata che stabilizza il corpo e ne limita gli spostamenti laterali sulle scale, nelle curve e sui terreni irregolari. È affiancato da sponde laterali ribaltabili e da due cinghie di fissaggio incluse nel set. È la risposta moderna al problema che affrontavano i barellieri di Larrey e i soccorritori di montagna – come mantenere al sicuro una persona trasportata in condizioni difficili.

Tutto questo ha anche una dimensione difficile da descrivere in una scheda tecnica. La famiglia che guarda il proprio caro lasciare la casa vede un corpo disteso con calma e stabilità, non uno che si sposta a ogni passo. Quell'immagine resta nella memoria. Per un'impresa funebre è una questione non solo di sicurezza, ma anche di rispetto e di fiducia, che si costruiscono proprio in momenti come questi.

Il meccanismo delle gambe e l'uso da parte di una sola persona

Le gambe si ripiegano grazie a un meccanismo azionato da maniglie laterali. Questo permette a una sola persona di caricare la barella sul carro funebre – la barella si appoggia al bordo del vano di carico e le gambe si ripiegano man mano che il telaio scorre all'interno. È esattamente il tipo di soluzione che ha trasformato il lavoro dei soccorritori e che oggi facilita anche quello delle imprese funebri, soprattutto quando sul posto c'è una squadra ridotta. La 3KB è dotata anche di schienale regolabile.

Una portata di 200 kg

Il carico massimo della barella è di 200 kg. È uno dei valori più alti in questa categoria di prodotti e offre un margine di sicurezza nel trasporto di persone di corporatura robusta. Le società di oggi affrontano questa sfida sempre più spesso, e gli operatori funebri e i soccorritori sanno bene che un'attrezzatura con portata insufficiente è un rischio reale – per il defunto e per chi lo porta. La dignità dell'ultimo viaggio non può dipendere dal fatto che la barella regga o no.

Igiene e materasso impermeabile

Il materasso è in PVC impermeabile, facile da pulire e da disinfettare dopo ogni utilizzo. Nel lavoro di un'impresa funebre è un aspetto fondamentale – l'attrezzatura deve essere pronta per il servizio successivo in poco tempo e rispettare i requisiti igienico-sanitari.

Dimensioni e conservazione

Aperta, la barella misura 190 x 55 x 92 cm; chiusa, 190 x 55 x 25 cm. Il telaio pesa 45 kg. Una volta chiusa occupa poco spazio nel carro funebre o nel magazzino dell'impresa. Il set comprende:

  • il telaio della barella,
  • un materasso sagomato e impermeabile,
  • due cinghie di fissaggio.

Oltre il settore funebre

La struttura della barella per ambulanza nasce dal soccorso sanitario, e questa eredità è ben visibile nella 3KB. Barelle di questo tipo possono essere utili ovunque occorra spostare in sicurezza una persona distesa da un edificio a un veicolo – nelle case di riposo, negli hospice, nei trasferimenti tra strutture, durante grandi eventi pubblici o nelle aziende che vogliono avere a disposizione un'attrezzatura per l'evacuazione. Le strutture che intendono usare la barella per il trasporto di pazienti vivi dovrebbero però sempre verificare i requisiti formali previsti per i dispositivi medici e consultare il servizio clienti del negozio. Per le imprese funebri, invece, la 3KB è una scelta naturale – eredita dal soccorso ciò che ha di più prezioso, una struttura affidabile, e aggiunge ciò che richiede il servizio verso i defunti: una posizione del corpo calma e stabile.

La dignità nei dettagli – il galateo dell'uscita del defunto

L'attrezzatura è solo metà della storia. L'altra metà è il modo in cui la si usa. Negli anni gli operatori funebri più esperti hanno sviluppato quello che potremmo chiamare un galateo moderno dell'uscita del defunto – un insieme di regole non scritte che per molti versi riprendono il senso degli antichi riti.

La prima regola riguarda il tempo. Vale la pena chiedere alla famiglia se desidera restare ancora un momento con il defunto prima che la barella venga portata nella stanza. Quel momento è l'equivalente moderno dell'antica veglia – più breve, ma non meno importante.

La seconda riguarda la copertura. Il corpo sulla barella deve essere coperto – con una coperta, un lenzuolo o una copertura apposita – in modo che i familiari e i testimoni occasionali sulle scale non siano esposti a una vista che potrebbe ferirli. In molte culture il volto del defunto viene coperto solo all'ultimo momento, e in molte famiglie un parente desidera farlo di persona. Vale la pena lasciargliene la possibilità.

La terza riguarda il silenzio e la calma dei movimenti. La fretta, gli ordini ad alta voce, i colpi contro lo stipite – la famiglia ricorda tutto. Una barella che si chiude con fluidità e tiene il corpo stabile permette al personale di concentrarsi sulle persone anziché sull'attrezzatura. In questo senso una buona barella non è solo una questione di ergonomia, ma anche di tatto.

La quarta regola riguarda la soglia. Nessuno batte più la barella tre volte contro la soglia, ma è bene ricordare che per la famiglia resta un momento speciale. A volte basta fermarsi un secondo, lasciare che qualcuno sfiori la coperta con la mano, fare un cenno del capo. Gesti simili costano poco e restano nella memoria per sempre.

Infine – la direzione. Portare fuori il defunto con i piedi davanti è un'usanza che conoscono quasi tutti, anche chi non saprebbe spiegarne l'origine. Molte famiglie la sentono naturale e giusta. È bene che il personale delle imprese funebri la tenga presente ovunque le condizioni lo consentano, perché per i familiari è il segno che il loro caro viene trattato secondo la tradizione in cui sono cresciuti.

Domande frequenti

Da dove viene l'usanza di portare fuori il defunto con i piedi davanti?

L'usanza affonda le radici in antiche credenze popolari. Si credeva che un defunto portato fuori con i piedi rivolti verso la porta non "vedesse" la strada per uscire di casa e non potesse ripercorrerla come anima inquieta. Un'altra interpretazione dice che il defunto lascia la casa come la lascia un vivo – camminando in avanti. L'usanza sopravvive ancora oggi e molte famiglie continuano a darle importanza.

Che differenza c'è tra una barella per ambulanza e una normale barella da trasporto?

La barella per ambulanza è progettata per lavorare insieme a un veicolo. Ha gambe pieghevoli che permettono di caricarla nel vano di un'ambulanza o di un carro funebre, spesso da parte di una sola persona. Una normale barella da trasporto può essere una struttura pieghevole più semplice, con o senza ruote, pensata soprattutto per spostare la salma su brevi distanze.

Perché un materasso con i bordi rialzati è importante nel trasporto della salma?

I bordi rialzati stabilizzano il corpo e ne limitano gli spostamenti sulle scale, nelle curve e sui terreni irregolari. Nella 3KB lavorano insieme alle sponde laterali e alle cinghie di fissaggio. Questo aumenta la sicurezza e al tempo stesso fa sì che il corpo del defunto appaia composto e dignitoso agli occhi della famiglia.

Quanto pesa e che dimensioni ha la barella per ambulanza modello 3KB?

La barella pesa 45 kg. Aperta misura 190 x 55 x 92 cm, chiusa 190 x 55 x 25 cm. Il carico massimo è di 200 kg.

La barella 3KB può essere usata da una sola persona?

Sì. Il meccanismo delle gambe pieghevoli, azionato da maniglie laterali, permette a una sola persona di caricare la barella sul carro funebre. Nella pratica, però, per portare una salma lungo le scale o su terreni difficili è consigliata la presenza di almeno due persone, sia per sicurezza sia per rispetto verso il defunto.

Chi ha introdotto il primo sistema moderno di trasporto dei feriti in barella?

Il fondatore del sistema moderno è considerato Dominique-Jean Larrey, chirurgo dell'esercito francese, che negli anni Novanta del Settecento creò le cosiddette ambulanze volanti – carri leggeri a trazione animale affiancati da squadre di barellieri, che raccoglievano i feriti dal campo di battaglia mentre si combatteva ancora. Introdusse anche il principio di curare i feriti in base alle loro condizioni e non al loro grado.

Le barelle per ambulanza possono essere usate fuori dalle imprese funebri?

La struttura della barella per ambulanza nasce dal soccorso sanitario, quindi barelle di questo tipo possono essere utili ovunque occorra spostare in sicurezza una persona distesa verso un veicolo – nelle case di riposo, negli hospice o durante eventi pubblici. Le strutture che intendono trasportare pazienti vivi dovrebbero però verificare i requisiti previsti per i dispositivi medici e consultare il servizio clienti del negozio prima della scelta.

Conclusione – chi porta

La storia della barella è la storia di persone che hanno scelto di portare altri. I portatori delle lettighe romane, i barellieri di Larrey che correvano sul campo di battaglia, le donne di Castiglione che curavano i feriti di Solferino, i confratelli della Misericordia con il volto coperto, i soccorritori che scendevano dalle pareti dei Tatra e delle Alpi, i vicini di paese che arrivavano senza essere chiamati per portare fuori il defunto. Oggi questo servizio è svolto dai soccorritori e dagli operatori funebri. Sono cambiati i materiali, i meccanismi e le procedure, ma il suo significato no.

La barella è un oggetto che nessuno fotografa e di cui pochi parlano. Eppure accompagna una persona nel momento in cui attraversa la soglia più importante – quella tra la casa e il mondo, tra la vita e la memoria. Per questo dovrebbe essere solida, stabile e all'altezza del suo compito. La barella per ambulanza modello 3KB disponibile su prodottifunerari.it è una risposta moderna a un bisogno antichissimo – che l'ultimo viaggio, anche il più breve, dal letto alla porta, si compia in pace.

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