Indice
- Necropoli subacquee – quando l'oceano diventa l'ultima dimora
- Città verticali dei morti – cimiteri che sfiorano le nuvole
- Bare sospese – tombe appese alle pareti rocciose
- Catacombe e ossari – architettura costruita con ossa umane
- La Città dei Morti del Cairo – la necropoli dove vivono i vivi
- Il Cimitero Allegro di Săpânța – quando il lutto cede il posto alla gioia
- Okunoin – il labirinto forestale del Monte Koya
- Il cimitero di Longyearbyen – dove non è permesso morire
- L'Antico Cimitero Ebraico di Praga – dodici strati di storia
- Cimiteri boschivi e sepolture naturali – verde al posto del marmo
- Cosa possono imparare le imprese funebri italiane dalle necropoli del mondo
- Domande frequenti
I cimiteri sono una delle invenzioni più antiche e universali della civiltà umana. Anche se ogni cultura affronta il tema della morte a modo suo, i luoghi di sepoltura riflettono non solo le credenze religiose, ma anche le condizioni geografiche, lo status sociale dei defunti e persino l'economia dei territori in cui sorgono. Mentre in Italia domina il modello classico del cimitero comunale o parrocchiale, con file di tombe a terra, edicole familiari e pareti di loculi, nel mondo esistono luoghi di sepoltura che sfuggono a ogni schema – dalle necropoli sommerse sui fondali oceanici ai grattacieli che ospitano migliaia di cripte su decine di piani.
Conoscere queste soluzioni insolite ha un significato che va oltre la semplice curiosità culturale. Per chi gestisce imprese di onoranze funebri, amministra cimiteri comunali o progetta spazi commemorativi, questi esempi rappresentano prima di tutto una fonte di ispirazione e una finestra sulle tendenze globali che, prima o poi, possono raggiungere anche il mercato italiano. Le necropoli verticali in Brasile, i cimiteri-foresta ecologici in Germania, le tombe sottomarine in Florida sono nate in risposta a sfide concrete – mancanza di spazio, cambiamenti climatici, costi di manutenzione, sensibilità ambientale. Ogni soluzione porta con sé lezioni che vale la pena conoscere, anche quando l'attività funeraria italiana resta saldamente regolata dal D.P.R. 285/1990 (Regolamento di polizia mortuaria) e dalla Legge 130/2001 sulla cremazione e dispersione delle ceneri.
In questo articolo vi accompagniamo in un viaggio attraverso dodici dei cimiteri e delle necropoli più straordinari del mondo. Vedremo quanto diversamente l'umanità tratti i propri defunti e scopriremo quanto profondamente la tradizione funeraria si intrecci con paesaggi, religioni e storie locali.

Necropoli subacquee – quando l'oceano diventa l'ultima dimora
Nel 2007, al largo delle coste di Key Biscayne in Florida, è stato inaugurato un luogo che ridefinisce l'idea stessa di cimitero. Il Neptune Memorial Reef è la prima necropoli subacquea commerciale della storia, progettata simultaneamente come sito di sepoltura per ceneri umane e come barriera corallina artificiale. Il complesso copre circa sei ettari a una profondità di dodici metri ed è destinato ad accogliere nel tempo oltre centomila persone. L'ispirazione architettonica viene dalla leggendaria città perduta di Atlantide – i sub che scendono sul fondale incontrano colonne, archi, leoni di pietra e un imponente portale, come se avessero appena scoperto le rovine di una civiltà antica nascosta sotto l'Atlantico.
Come funziona la sepoltura subacquea
Le ceneri del defunto vengono mescolate con un cemento marino biocompatibile con l'ecosistema della barriera e modellate in un oggetto – una conchiglia, una sfera, una stella marina o un elemento architettonico – che viene poi collocato all'interno del complesso. Nel tempo la struttura viene colonizzata da coralli, spugne, anemoni e altri organismi marini, diventando una parte permanente dell'ecosistema. I familiari possono visitare il luogo di sepoltura durante immersioni ricreative e ogni oggetto reca una targhetta con il nome e le date del defunto. Dal punto di vista ecologico la soluzione presenta vantaggi indiscutibili – le barriere artificiali offrono riparo a pesci, crostacei e molluschi, contribuendo al ripristino di biotopi marini degradati. Per le famiglie con un legame affettivo con il mare – marinai, sub, pescatori, personale delle capitanerie di porto – questa forma di sepoltura diventa anche espressione del legame personale del defunto con l'elemento acquatico.
Esempi in Italia e nel resto del mondo
L'Italia ha un ruolo pionieristico in Europa su questo fronte. Già nel 2014, al largo di Sant'Andrea presso Portovenere, in Liguria, è stata realizzata una delle prime aree europee dedicate alla collocazione di urne cinerarie sottomarine, su iniziativa di associazioni di sub locali. Progetti analoghi sono in fase di sviluppo in altri tratti delle coste tirreniche e adriatiche, sempre in conformità con il Protocollo di Londra del 1996 sul controllo degli scarichi in mare e con la normativa italiana che, tramite la Legge 130/2001, consente la dispersione delle ceneri in mare in acque libere e ad adeguata distanza dalla costa. Negli Stati Uniti, Eternal Reefs realizza dal 1998 le cosiddette "memorial reef balls" disseminate lungo la costa atlantica. Iniziative simili sono apparse anche al largo delle coste spagnole e thailandesi. Per le imprese funebri italiane il fenomeno rappresenta una potenziale area di servizio in crescita, soprattutto nelle regioni costiere dove la richiesta di alternative alla sepoltura tradizionale è più marcata.
Città verticali dei morti – cimiteri che sfiorano le nuvole
La concezione tradizionale del cimitero in Europa si sviluppa in orizzontale – viali, riquadri, file di tombe. Nei Paesi sudamericani in rapida urbanizzazione, però, questo modello è diventato economicamente insostenibile. La soluzione? Necropoli verticali – grattacieli in cui, al posto degli appartamenti, si trovano loculi, cappelle e crematori.
Memorial Necrópole Ecumênica – il cimitero più alto del mondo
Nella città brasiliana di Santos, nello Stato di San Paolo, sorge il Memorial Necrópole Ecumênica – struttura iscritta nel Guinness dei primati come cimitero più alto del mondo. L'edificio di trentadue piani si innalza per 108 metri e ospita circa quattordicimila loculi. Ogni piano ha un carattere proprio; alcuni livelli funzionano da crematorio, obitorio o cappella. Dalla terrazza panoramica si può ammirare il porto, e nel complesso si trovano anche sale per cerimonie, un ristorante, una cappella multiconfessionale e ambienti riservati alle famiglie.
La nascita dell'edificio, nel 1983, ha risposto a problemi molto concreti. Santos – città portuale con disponibilità di suolo limitata – non aveva spazio per seppellire i propri morti in modo tradizionale. Il cimitero verticale ha consentito di concentrare su un singolo lotto di modeste dimensioni tanti spazi quanti se ne sarebbero ottenuti in un cimitero classico di diversi ettari. La soluzione è stata apprezzata anche sul piano ecologico – un'impronta a terra ridotta significa meno conversione di aree verdi e una netta riduzione dei costi di manutenzione che, nei cimiteri convenzionali, assorbono budget consistenti per la cura di prati, viali e recinzioni.

Necropoli verticali oltre il Brasile
Anche se il Memorial Necrópole Ecumênica resta il detentore del record, altri Paesi sperimentano questo formato. A Valencia, in Spagna, opera il cimitero a più piani Cementerio Nuevo San José, con loculi disposti su alte pareti multipiano. A Hong Kong – dove, per la scarsità di terreni, il costo di un singolo loculo può superare quello di un appartamento – i colombari verticali sono diventati la forma di sepoltura dominante. Programmi governativi per nuove strutture verticali rispondono a una crisi in cui le famiglie attendono talvolta diversi anni per ottenere uno spazio per i propri cari. A Tel Aviv, in Israele, è stato inaugurato un cimitero sotterraneo a più livelli, con gallerie scavate nella roccia che ospitano migliaia di loculi, con un progetto di espansione fino a otto livelli sovrapposti.
Bare sospese – tombe appese alle pareti rocciose
Lontano dalla civiltà urbana, in regioni remote del Sud-Est asiatico e della Cina meridionale, sopravvive una pratica funeraria così sorprendente da risultare difficile credere che venga ancora oggi tramandata. Si tratta della tradizione di sospendere le bare su pareti rocciose verticali, talvolta a decine di metri da terra.
Sagada nella provincia di Mountain Province, Filippine
Tra le montagne della provincia di Mountain Province, nel nord dell'isola di Luzon, si trova il piccolo centro di Sagada – conosciuto in tutto il mondo per le bare sospese del popolo Igorot. La tradizione risale a oltre duemila anni fa. Il futuro defunto, ancora in vita, scava personalmente la propria bara da un tronco di pino, considerandolo uno dei compiti più importanti della vecchiaia. Dopo la morte, il corpo viene posto in posizione fetale e la bara fissata alla parete rocciosa con pioli di legno o sospesa all'interno di grotte. Più la bara è posta in alto, più – nelle credenze Igorot – l'anima del defunto si avvicina al cielo e agli antenati. La tradizione è sopravvissuta nonostante la cristianizzazione della regione, e alcune famiglie cattoliche di Sagada combinano ancora oggi la cerimonia ecclesiale con la collocazione della bara sulla rupe di famiglia.
Tana Toraja in Indonesia
Più drammatica nella forma è la tradizione del popolo Toraja, nella provincia indonesiana di Sulawesi Meridionale. Qui il funerale è un processo che dura molti mesi – e talvolta diversi anni – durante il quale il corpo del defunto viene imbalsamato e custodito in casa, trattato di fatto come se fosse ancora in vita. Solo dopo aver raccolto i fondi necessari per le cerimonie funebri, alle quali partecipa l'intero villaggio, il corpo viene deposto in una bara e sepolto – in una grotta, su una sporgenza rocciosa o in un balcone ligneo scavato nel fianco della scogliera. Caratteristici di questa tradizione sono i cosiddetti tau-tau – effigi in legno che ritraggono il defunto, collocate sulle balze rocciose accanto alle tombe. Dal punto di vista di un osservatore esterno, l'intera montagna sembra fissare con occhi spenti i turisti che vengono a visitarla.
Catacombe e ossari – architettura costruita con ossa umane
Poche tradizioni suscitano tanto fascino – e tanto turbamento – quanto gli ossari: edifici nei quali le ossa dei defunti sono state utilizzate come materiale di finitura. In Europa occidentale e centrale luoghi di questo tipo sono nati principalmente nel periodo medievale e nel primo barocco, quando i cimiteri parrocchiali venivano regolarmente svuotati e i resti riesumati trasferiti in apposite cappelle o sale.
Le Catacombe di Parigi
L'esempio più celebre sono le Catacombe di Parigi – una rete di gallerie sotterranee per una lunghezza complessiva di circa 320 chilometri, in cui riposano i resti di oltre sei milioni di persone. Furono create alla fine del XVIII secolo in risposta alla situazione catastrofica dei cimiteri parigini, in particolare del famigerato Cimetière des Innocents, il cui terreno era così saturo di sepolture che i resti in decomposizione avevano cominciato a infiltrarsi nelle cantine degli edifici vicini. Tra il 1786 e il 1788, le autorità parigine ordinarono la riesumazione e il trasferimento dei resti in cave abbandonate sulla periferia meridionale della città. Le ossa furono poi disposte in motivi geometrici – pareti di crani, colonne di tibie, composizioni di femori. Oggi una piccola parte delle catacombe è aperta ai visitatori e figura tra le attrazioni turistiche più visitate di Parigi.
Le Catacombe dei Cappuccini di Palermo
L'Italia possiede un esempio altrettanto straordinario, e in molti aspetti unico al mondo. Le Catacombe dei Cappuccini di Palermo, nel convento dell'omonimo ordine, ospitano circa ottomila tra corpi mummificati e scheletri, esposti in lunghi corridoi disposti per categoria – uomini, donne, religiosi, professionisti, bambini, vergini. La tradizione iniziò nel 1599, quando i frati cappuccini scoprirono che il terreno della loro cripta possedeva proprietà conservative naturali e iniziarono a esporre i corpi dei confratelli defunti in nicchie scavate nelle pareti. Con il tempo la pratica si estese ai laici palermitani, che pagavano per essere mummificati e vestiti con i loro abiti migliori, in posa eretta, come monito ai vivi. Il corpo meglio conservato è quello della piccola Rosalia Lombardo, morta nel 1920 a due anni di età; le sue palpebre si aprono ancora oggi a determinate ore del giorno per effetto di un fenomeno ottico legato all'umidità della teca. Per il visitatore italiano, le Catacombe dei Cappuccini rappresentano una testimonianza fondamentale della cultura funeraria barocca e dell'estetica del memento mori che permea anche tante chiese e oratori della penisola.
L'Ossario di Sedlec – la cappella dei teschi
Nella città boema di Kutná Hora, in una piccola cappella adiacente al cimitero di Sedlec, si trova uno dei luoghi più impressionanti d'Europa. La Cappella di Tutti i Santi ospita lampadari, decorazioni, calici e persino lo stemma della famiglia Schwarzenberg, tutti realizzati interamente con ossa umane. La tradizione di accumulare resti in questo luogo iniziò nel XIII secolo, quando l'abate del monastero cistercense locale portò da Gerusalemme una manciata di terra dal Golgota e la sparse sul cimitero di Sedlec. Da quel momento l'area acquisì lo status di terra particolarmente santa, e la richiesta di sepoltura fu tale da costringere ad ampliamenti ripetuti e al trasferimento delle ossa precedenti nella cappella. Nel 1870 lo scultore locale František Rint ricevette l'incarico di riordinare i resti – e fu lui a creare l'attuale composizione, che comprende un lampadario ornamentale che si dice contenga ogni osso del corpo umano. Sotto la cappella riposano circa quarantamila persone.

La Città dei Morti del Cairo – la necropoli dove vivono i vivi
Alla periferia del Cairo storico si estende un'area chiamata El Arafa – termine arabo che significa "cimitero", anche se il nome più suggestivo è quello di Città dei Morti. Si tratta di un'enorme necropoli di circa sei chilometri quadrati, dove da oltre mille anni vengono sepolti sultani, guerrieri, studiosi e cittadini comuni. Le tombe più antiche risalgono al VII secolo.
Ciò che rende El Arafa unico è il fatto di non essere semplicemente un cimitero. Tra le tombe e i mausolei vivono dalle duecentomila al mezzo milione di persone – la cifra esatta è difficile da stabilire perché gran parte dell'insediamento non è ufficialmente registrato. Gli abitanti occupano gli ambienti originariamente destinati al riposo delle famiglie in visita ai defunti (nella tradizione musulmana è consuetudine visitare i morti in determinati giorni dell'anno) e li adattano alla vita quotidiana. Dentro El Arafa funzionano negozi, scuole, linee elettriche e impianti idrici. Alcune famiglie vivono lì da generazioni, prendendosi cura di tombe specifiche in cambio del diritto di abitare – una forma informale di lavoro cimiteriale senza paragoni nel resto del mondo.
Negli ultimi anni le autorità cairote, nell'ambito della modernizzazione urbana e della costruzione di nuove autostrade, hanno avviato estese demolizioni nella necropoli. Queste scelte hanno suscitato polemiche – El Arafa è iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO e rappresenta una testimonianza inestimabile di mille anni di storia egiziana. Gli attivisti si battono per la conservazione delle tombe più antiche, sostenendo che la loro perdita significherebbe la distruzione irreversibile di un archivio unico della cultura islamica.
Il Cimitero Allegro di Săpânța – quando il lutto cede il posto alla gioia
Chi cerca un contrappunto allo stereotipo del cimitero come luogo di gravità e dolore deve recarsi nella Romania del nord, nel villaggio di Săpânța nella regione del Maramureș. Il Cimitirul Vesel – Cimitero Allegro – è una necropoli le cui lapidi sono dipinte con colori vivaci e ognuna riporta una breve poesia, spesso umoristica, che racconta la vita e perfino i difetti del defunto.
La tradizione iniziò nel 1935, quando l'intagliatore locale Stan Ioan Pătraș cominciò a scolpire croci tombali in legno e a decorarle con dipinti ingenui che ritraevano il defunto nella sua attività caratteristica – una donna con un mestolo di legno che cucina la cena, un pastore tra le pecore, un soldato in uniforme, perfino un bevitore al tavolo con la sua bottiglia. Ogni stele reca anche un epitaffio in versi, il più delle volte in prima persona, in cui il defunto parla di sé stesso. Oggi il cimitero ospita oltre ottocento di queste croci, e la tradizione viene proseguita dall'allievo del maestro, Dumitru Pop Tincu. Il cimitero attira visitatori da tutto il mondo ed è iscritto nel patrimonio culturale nazionale rumeno.
Dal punto di vista delle tradizioni di lutto europee, il Cimitero Allegro è interessante non solo per la sua qualità artistica, ma anche come manifestazione di un rapporto del tutto diverso con la morte. Le credenze popolari del Maramureș associano la morte non a una fine, ma a un passaggio verso un altro mondo in cui il defunto continua a esistere. Per questo le lapidi rappresentano una persona concreta con la sua personalità, le sue debolezze e i suoi talenti, e non una versione idealizzata e monumentale.
Okunoin – il labirinto forestale del Monte Koya
Sull'isola di Honshū, tra le montagne della prefettura di Wakayama, si trova il sacro Monte Koya – sede della scuola Shingon del buddismo, fondata nell'819 da Kūkai, conosciuto postumo come Kōbō-Daishi. Ai piedi della montagna si estende Okunoin – il più grande cimitero del Giappone, dove riposano oltre duecentomila persone, tra cui membri dei più celebri clan samurai: i Tokugawa, gli Oda, i Toyotomi.
Il cimitero ha qualcosa di fiabesco. Il viale che conduce al mausoleo di Kūkai, lungo due chilometri, attraversa un'antica cedreta in cui alcuni alberi hanno oltre mille anni. Tra i tronchi si ergono migliaia di monumenti di pietra – le tradizionali pagode gorintō, lanterne in pietra, tombe di famiglia. In una mattina di nebbia il luogo appare ultraterreno, come se esistesse al di fuori del tempo. I buddisti della scuola Shingon credono che Kūkai non sia morto, ma sia entrato in una meditazione eterna nel suo mausoleo, e per questo ogni giorno, due volte al giorno, i monaci gli portano un pasto – la cerimonia Shōjingu, celebrata senza interruzione da oltre milleduecento anni.
Okunoin è un cimitero che unisce contemplazione religiosa e armonia naturale. Per chi gestisce gli spazi cimiteriali altrove nel mondo, l'ispirazione qui sta soprattutto nell'integrazione del cimitero con un bosco naturale – idea a cui anche la tradizione europea sta tornando con il movimento dei boschi della memoria.
Il cimitero di Longyearbyen – dove non è permesso morire
Nell'arcipelago delle Svalbard, nella norvegese Longyearbyen – il centro abitato più settentrionale del mondo – esiste un cimitero in cui dal 1950 non viene sepolto più nessuno. Il motivo è straordinario: il permafrost non consente la decomposizione dei corpi. I resti dei defunti restano praticamente intatti, e gli animali predatori, in particolare gli orsi polari, possono dissotterrarli.
Inoltre, nel 1998 alcuni scienziati hanno riesumato uno dei corpi risalenti all'epidemia di influenza spagnola e vi hanno trovato virus attivi del 1918 – una scoperta che ha confermato come il suolo artico sia un conservante quasi perfetto sia per la microbiologia sia per la materia organica. Per questo motivo i malati terminali vengono trasferiti in aereo sulla terraferma, dove infine muoiono e vengono sepolti. In pratica significa che a Longyearbyen "non è permesso morire" – anche se ovviamente non è proibito per legge, il sistema sociale semplicemente lo esclude. La situazione singolare delle Svalbard mostra quanto fortemente le condizioni climatiche influiscano sulle tradizioni funerarie e quanto perfino i presupposti culturali più fondamentali debbano essere adattati alla geografia locale.

L'Antico Cimitero Ebraico di Praga – dodici strati di storia
Nel quartiere praghese di Josefov, nel cuore dell'antico ghetto ebraico, si trova uno dei luoghi di sepoltura più antichi conservati in Europa. L'Antico Cimitero Ebraico fu fondato nella prima metà del XV secolo e rimase in uso fino al 1786. Durante tutto questo periodo non fu possibile ampliare fisicamente i suoi confini – Praga non permetteva al cimitero ebraico di estendersi oltre i terreni del ghetto designato. La soluzione? Sepolture stratificate.
Si stima che in alcuni punti il cimitero ospiti fino a dodici strati di tombe. Ogni strato successivo veniva ricoperto di terra, e le matzevot precedenti – le lapidi di pietra – venivano riportate in superficie e collocate accanto alle nuove. Oggi, su una superficie di circa un ettaro, si trovano oltre dodicimila lapidi, mentre il numero delle persone che riposano sotto la terra è stimato in centomila. Il defunto più celebre è il rabbino Judah Loew ben Bezalel – maestro mistico e creatore del leggendario Golem – la cui tomba viene visitata quotidianamente da migliaia di pellegrini che vi depongono piccoli sassi in segno di memoria. Il cimitero di Praga offre una lezione magistrale su come i vincoli spaziali e religiosi possano generare soluzioni senza pari altrove – una verticalità intesa non come grattacielo, alla brasiliana, ma come sovrapposizione stratificata di generazioni una sopra l'altra.
Cimiteri boschivi e sepolture naturali – verde al posto del marmo
Negli ultimi vent'anni, in particolare nei Paesi scandinavi, di lingua tedesca e anglosassoni, l'idea della sepoltura naturale si è diffusa rapidamente. Foreste della memoria, prati ecologici e zone biologiche offrono un'alternativa al cimitero convenzionale, fondata sul principio che il corpo del defunto debba tornare alla natura senza interventi superflui.
La prima foresta della memoria moderna è nata nel 1993 a Carlisle, in Inghilterra, dove Ken West – allora responsabile dei servizi cimiteriali del comune – propose il concetto di "green burial": sepoltura in un sudario tessile o senza bara, in un bosco dove il defunto è ricordato non da una lapide, ma da un albero piantato. Oggi il Regno Unito ospita oltre trecento siti di questo tipo. In Germania, le reti RuheForst e FriedWald contano insieme quasi 250 cimiteri-foresta, in cui le ceneri dei defunti vengono interrate alle radici di alberi maturi. In Italia il fenomeno è ancora limitato, ma cresce. Alcuni comuni hanno iniziato a destinare aree dei propri cimiteri al cosiddetto "bosco del ricordo" o "giardino delle rimembranze", in cui le urne biodegradabili possono essere collocate ai piedi di un albero. Capodimonte di Verbania è stato uno dei primi esempi italiani, seguito da iniziative simili in Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia. La Legge 130/2001 consente inoltre la dispersione delle ceneri in natura, in aree non residenziali e con autorizzazione comunale, aprendo la strada a forme di commemorazione più libere e in armonia con l'ambiente.
Cosa possono imparare le imprese funebri italiane dalle necropoli del mondo
Ognuno dei cimiteri descritti finora è nato in risposta a una combinazione specifica di condizioni – geografiche, religiose, economiche o sociali. Anche il mercato funerario italiano, pur radicato in una tradizione consolidata, reagisce ad alcune correnti globali. Le famiglie chiedono sempre più spesso la cremazione (in Italia il tasso ha superato il 35% a livello nazionale, con punte molto più alte nelle regioni settentrionali), sepolture ecologiche, soluzioni che permettano di salutare i propri cari in modo meno formale e più personale.
Tutto questo non significa, però, che le forme tradizionali di commemorazione stiano perdendo il loro valore. Al contrario – in mezzo a questa crescente diversità, la scelta di una croce funeraria classica, ben realizzata, rimane per molte famiglie italiane l'espressione più forte di rispetto e di fede. La croce come simbolo accompagna il defunto dal momento dell'addio in cappella, attraverso il corteo funebre, fino al luogo del riposo definitivo. Per le imprese di onoranze funebri, disporre di un assortimento adeguato in questa categoria è uno degli elementi più importanti dell'offerta. Nella nostra categoria di croci funerarie trovate croci latine classiche in diverse varianti di lavorazione, la croce ortodossa funeraria per le famiglie di tradizione ortodossa e greco-cattolica, la croce per urna pensata specificamente per le tumulazioni cinerarie, la croce tombale per bambino e il palo funerario laico per i funerali civili e umanisti. Ognuno di questi simboli risponde a una tradizione specifica e a un'esigenza concreta della famiglia.
Una seconda lezione dalle necropoli del mondo riguarda la gestione dello spazio. In Italia i cimiteri delle grandi aree urbane – Milano, Roma, Napoli, Torino – si confrontano già oggi con il problema della saturazione, lo stesso che il Brasile ha risolto con le necropoli verticali e Parigi con le catacombe. Anche se questi modelli difficilmente possono essere trasferiti integralmente nella cultura italiana, vale la pena pensare all'uso efficiente degli spazi esistenti, ai colombari (sempre più diffusi, anche nelle nuove strutture cimiteriali del Centro e del Nord Italia), alle tombe di famiglia plurifamiliari. Una terza lezione riguarda il rapporto del cimitero con la natura – Okunoin in Giappone, le foreste della memoria in Germania, e perfino il Cimitero Allegro di Săpânța dimostrano che una necropoli non deve essere un luogo staccato dal paesaggio ma può crescervi organicamente.
La quarta lezione, forse la più importante, riguarda la memoria. Che si parli di bare sospese sulle scogliere filippine, del giardino di ossa portoghese o ceco, o del cimitero praghese a dodici strati, tutti questi luoghi sono nati perché le persone desideravano che i propri cari non venissero dimenticati. È un'esigenza universale che unisce ogni cultura e ogni epoca – ed è anche il cuore della tradizione funeraria italiana. Una croce ben disegnata sulla tomba, fiori freschi, una candela accesa il 2 novembre, in occasione della Commemorazione dei Defunti – sono il nostro equivalente delle lunghe processioni di Sulawesi e dei sassolini sulla tomba del rabbino Loew. La forma cambia; la sostanza resta la stessa.

Domande frequenti
Esistono cimiteri insoliti anche in Italia?
Sì, e la tradizione italiana è ricchissima sotto questo profilo. Il Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova è considerato uno dei più importanti cimiteri-museo d'Europa, con un patrimonio scultoreo di valore internazionale. Il Cimitero Monumentale di Milano custodisce il Famedio e una vasta collezione di edicole funerarie liberty. Il Cimitero del Verano a Roma, accanto alla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, raccoglie un secolo e mezzo di storia romana. A Palermo, le già citate Catacombe dei Cappuccini sono uniche al mondo per la conservazione dei corpi. Le Catacombe cristiane di Roma – San Callisto, Priscilla, Domitilla – rappresentano poi una delle testimonianze più antiche del cristianesimo. Senza dimenticare i piccoli cimiteri ebraici, valdesi e ortodossi presenti in molte città italiane, testimonianza della pluralità religiosa del Paese.
Le sepolture subacquee sono legali in Italia?
Per quanto riguarda i corpi non cremati, la normativa italiana – D.P.R. 285/1990 in particolare – non prevede la sepoltura sottomarina del corpo intero, che resta destinato a inumazione o tumulazione in cimitero o a cremazione. Per le ceneri, invece, la Legge 130/2001 consente la dispersione in mare in acque libere, ad adeguata distanza dalla costa e su autorizzazione del comune di residenza del defunto. La collocazione di urne cinerarie in strutture sottomarine artificiali, come le barriere coralline commemorative diffuse in Florida e in Liguria, rientra in un quadro normativo più articolato che richiede compatibilità con il Protocollo di Londra del 1996 e l'osservanza delle norme di tutela ambientale marina.
Quanto dura la decomposizione di un corpo nel permafrost?
In condizioni di permafrost come quelle delle Svalbard, i corpi praticamente non si decompongono. Le temperature costantemente sottozero (anche d'estate), la bassa umidità e la presenza di uno strato di ghiaccio creano condizioni quasi ideali per la conservazione della materia organica. Per questo il cimitero di Longyearbyen è stato chiuso a nuove sepolture – sia per il rischio di disturbo dei corpi, sia per la sopravvivenza di patogeni che, in caso di disgelo, potrebbero tornare attivi. Il fenomeno è oggi oggetto di studio da parte dei virologi come potenziale rischio biologico legato al progressivo riscaldamento climatico e alla graduale perdita di permafrost nell'Artico.
Cos'è il palo funerario laico e quando si usa?
Il palo funerario laico è un'asta in legno o metallo, di altezza simile a quella di una croce tombale tradizionale, ma priva del braccio orizzontale. Viene utilizzato durante le cerimonie funebri civili – laiche, non religiose – come simbolo di commemorazione privo di connotazione confessionale. In Italia i pali laici vengono scelti sempre più spesso da famiglie non credenti e dalle associazioni che organizzano funerali umanisti, in linea con la progressiva secolarizzazione della società italiana documentata anche dalle statistiche ISTAT. Rappresentano anche un'alternativa alla croce tradizionale nei casi in cui la famiglia del defunto non appartenga a una specifica comunità religiosa. È utile che ogni impresa funebre disponga di questo articolo nel proprio assortimento, perché la richiesta è in costante crescita, soprattutto nelle aree metropolitane del Centro-Nord.
In cosa differisce la croce ortodossa dalla croce latina?
La croce ortodossa – chiamata anche croce a tre bracci o croce bizantina – presenta tre bracci orizzontali invece di uno. Il braccio superiore, più corto, rappresenta la tavoletta INRI che Pilato fece collocare sopra il capo di Cristo. Il braccio centrale, il più lungo, è il braccio classico della croce su cui erano distese le mani del condannato. Il braccio inferiore, piccolo e generalmente inclinato, è il poggiapiedi – la sua inclinazione ha un valore simbolico nella tradizione ortodossa: il lato destro rialzato verso il cielo rappresenta il buon ladrone, il lato sinistro abbassato il cattivo. In Italia le croci ortodosse vengono scelte per le sepolture dei fedeli delle Chiese ortodosse (greca, serba, rumena, russa) e delle Chiese cattoliche di rito orientale – particolarmente presenti a Trieste, in Veneto, nelle comunità arbëreshë di Calabria e Sicilia e nei centri urbani con consistenti comunità immigrate dall'Europa dell'Est.
Come si organizza un funerale ecologico in Italia?
La normativa italiana, in particolare la Legge 130/2001 e successive modifiche regionali, consente diverse forme di commemorazione ecologica. La soluzione più diffusa è la cremazione abbinata alla tumulazione di un'urna biodegradabile in un'area dedicata del cimitero o a un albero del bosco del ricordo, presente ormai in molti cimiteri comunali italiani. La dispersione delle ceneri è permessa in natura (in aree non residenziali, con autorizzazione comunale), in mare (in acque libere e ad adeguata distanza dalla costa) o in aree appositamente destinate dei cimiteri. È bene ricordare che le procedure richiedono l'espressione di volontà del defunto in vita (testamento o adesione a un'associazione riconosciuta come la SOCREM) o l'autorizzazione degli aventi diritto, oltre alla denuncia di morte e all'autorizzazione del comune competente.
Le catacombe vengono ancora utilizzate come luoghi di sepoltura?
Le catacombe classiche – come quelle di Parigi, di Roma o le Catacombe dei Cappuccini di Palermo – non sono attualmente utilizzate per nuove sepolture. Assolvono una funzione storica e turistica, e in alcuni casi anche religiosa. Tuttavia l'idea di strutture cimiteriali sotterranee a più livelli ha i suoi eredi moderni. A Tel Aviv, in Israele, dal 2014 è operativo un cimitero sotterraneo a più piani, con corridoi scavati nella roccia che ospitano migliaia di loculi. Progetti simili vengono valutati in altre città densamente popolate, dove la limitata disponibilità di suolo impone soluzioni innovative. In Italia diverse grandi città stanno studiando la fattibilità di colombari multipiano interrati o seminterrati, che rappresentano una sorta di eco contemporaneo dell'antica idea catacombale, in piena conformità con il D.P.R. 285/1990 e con i regolamenti comunali di polizia mortuaria.