Indice
- Un oggetto in attesa – perché la bara vuota suscita tanta emozione
- Una bara fatta per essere guardata – da Cerveteri alla Roma barocca
- La bara preparata in vita – una cassa in soffitta
- La bottega del falegname – la misura, i trucioli e il silenzio del banco
- Bare disposte in file – l'ordine dei defunti
- Dalla bottega al magazzino, dal magazzino alla sala di scelta
- Il momento della scelta – la cultura del mostrare la bara alla famiglia
- Lo scaffale mobile per tre bare – erede moderno di una tradizione di ordine
- L'ordine come forma di rispetto
- Domande frequenti
Tra tutti gli oggetti legati al funerale, la bara occupa un posto a sé. Quando accoglie il defunto diventa il centro della cerimonia – intorno a lei si dispongono ceri, fiori e persone, è lei a guidare il corteo ed è lei che viene calata nella terra o murata nel loculo. Eppure ogni bara ha anche una seconda vita, molto meno conosciuta. Prima di arrivare sul catafalco, attende. Per giorni, settimane, talvolta per anni. Attende nella bottega del falegname, nel solaio di una casa di campagna, nel magazzino di un'impresa di onoranze funebri, oppure nella sala silenziosa dove una famiglia arriva per scegliere.
Quell'attesa non è mai stata indifferente. Per secoli la bara vuota è stata circondata da credenze, superstizioni, regole di decoro e da una cura particolare. Si sapeva che un oggetto destinato ad accogliere il corpo di una persona amata non poteva essere lasciato ovunque e in qualsiasi modo. In questo articolo seguiamo questa storia poco raccontata – dal sarcofago etrusco pensato per essere guardato alle confraternite della Misericordia, dalle catacombe dei Cappuccini di Palermo alle pareti di loculi dei grandi cimiteri monumentali, fino all'impresa funebre di oggi. Alla fine di questo percorso si trova un oggetto apparentemente semplice, ma che è in realtà l'erede di una lunga tradizione di ordine – il moderno scaffale per bare.
Un oggetto in attesa – perché la bara vuota suscita tanta emozione
La bara vuota è sospesa tra due mondi. Non è più una semplice cassa di tavole, perché dal momento in cui nasce tutti sanno a che cosa serve. Non è ancora la dimora di una persona precisa, perché nessuno vi riposa. Gli antropologi, sulla scia di Arnold van Gennep, chiamano liminali questi stati di soglia. Sono liminali la nascita, le nozze, il lutto – e lo sono anche certi oggetti che stanno al confine tra la vita quotidiana e il sacro. La bara che attende in magazzino è esattamente un oggetto di soglia, ed è per questo che la si è sempre trattata con cautela.
La bara vuota nelle credenze popolari
Il folklore italiano ed europeo è ricco di convinzioni sulla bara che non ha ancora un occupante. Era diffusa l'idea che una bara vuota non dovesse mai restare aperta, perché "aspettava qualcuno" e poteva richiamare un'altra morte in casa. Non ci si sdraiava dentro per scherzo, non si bussava sul coperchio senza motivo, non la si usava in modi che potessero renderla ridicola. Gli studiosi di tradizioni popolari dell'Ottocento e del primo Novecento, in Italia come nel resto d'Europa, hanno registrato intere reti di divieti di questo tipo – dal modo di misurare il defunto al destino dei trucioli rimasti dopo la piallatura delle tavole.
Dietro le superstizioni c'era un nucleo del tutto razionale. La bara meritava rispetto prima ancora che qualcuno vi riposasse. Gettata in un angolo, urtata, graffiata, diventava un segno di noncuranza verso la persona che avrebbe dovuto accogliere. Mantenere l'ordine attorno a una bara vuota era dunque una promessa di rispetto – come preparare una stanza per un ospite prima che varchi la soglia.
Una parola che viene da lontano
La lingua stessa rivela quanto sia antica questa idea. La parola italiana bara deriva, secondo gli etimologisti, dal longobardo bara, che indicava la lettiga, la barella su cui si trasportava il defunto. In origine, dunque, la bara era un supporto – qualcosa su cui il corpo veniva deposto e portato. In molte parlate slave orientali, invece, la bara veniva chiamata domovina, cioè "piccola casa", l'ultima dimora della persona. Se la bara è una casa, il tempo che precede l'arrivo del suo abitante somiglia al tempo in cui si prepara un'abitazione – la si pulisce, la si mette in ordine, la si rende pronta ad accogliere. In questa prospettiva, il luogo in cui le bare attendono la cerimonia non è un semplice deposito. È il vestibolo di una casa la cui porta si aprirà una sola volta.

Una bara fatta per essere guardata – da Cerveteri alla Roma barocca
Nella penisola italiana la cassa destinata ai morti non è mai stata soltanto un contenitore. Fin dall'antichità è stata un oggetto da contemplare, un piccolo monumento pensato per lo sguardo dei vivi.
Il sarcofago etrusco e la lettiga romana
Chi ha visto il Sarcofago degli Sposi di Cerveteri, conservato al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, ricorda la coppia distesa sul coperchio come a un banchetto, sorridente e affettuosa. Il contenitore dei morti diventava così un ritratto e un racconto. I Romani, a loro volta, esponevano il defunto sul lectus funebris, un letto cerimoniale collocato nell'atrio della domus, circondato da fiori, lucerne e dalle immagini degli antenati. Il corpo non veniva nascosto, ma presentato alla comunità con cura e solennità.
I grandi sarcofagi marmorei dell'età imperiale, poi riutilizzati e ammirati per secoli nelle chiese, confermano la stessa idea: il luogo in cui riposa il defunto merita di essere visto, e il modo in cui è disposto dice qualcosa di chi lo ha preparato.
Gli apparati effimeri del Barocco
Con il Barocco la messa in scena della morte raggiunse vette teatrali. Per le esequie di papi, sovrani e grandi famiglie si allestivano nelle chiese apparati effimeri – catafalchi monumentali, castra doloris, architetture di legno dipinto, stoffe nere e migliaia di candele – progettati talvolta da artisti di primo piano della scena romana. Al centro di tutto stava la bara, sollevata, illuminata, collocata in modo che ogni sguardo convergesse su di lei. In un'altra tradizione, quella della Confederazione polacco-lituana, allo stesso scopo si fissava sulla testata della bara un ritratto del defunto dipinto su lamiera, perché il morto "guardasse" i presenti per tutta la cerimonia.
Queste tradizioni ci ricordano una cosa importante: la bara è un oggetto destinato allo sguardo. Il suo aspetto, le sue finiture e il modo in cui viene esposta hanno sempre avuto un significato per la comunità. Prepararla a essere vista – dal Barocco alla sala di scelta di oggi – fa parte della cultura del commiato.

La bara preparata in vita – una cassa in soffitta
Al lettore di oggi può sembrare macabro, ma per molto tempo preparare la propria bara quando si era ancora in vita è stato, in molte culture, un gesto di prudenza, di devozione e perfino di serenità. Chi aveva già pronta la propria cassa era "preparato alla morte", non solo spiritualmente ma anche in senso pratico.
La bara custodita nelle campagne
Nelle campagne della Polonia, della Slovacchia e di altre regioni dell'Europa centrale, gli etnografi hanno descritto più volte anziani contadini che ordinavano la bara al falegname del villaggio molto prima della morte. Si sceglievano tavole buone e stagionate, spesso ricavate da un albero del proprio terreno. La cassa finita veniva sistemata in soffitta, in dispensa o nel granaio – e raramente restava vuota. Vi si conservavano grano, farina, frutta secca o gli abiti della festa, compreso quello con cui il proprietario desiderava essere sepolto.
Una bara così diventava parte del paesaggio domestico. I nipoti sapevano che il nonno "aveva già la sua", e lui stesso ogni tanto andava a controllare che le tavole non si fossero spaccate. Gli etnografi sottolineavano che l'usanza non nasceva da un'attrazione per la morte, ma da una profonda familiarità con essa. La morte faceva parte dell'ordine del mondo, e preparare la bara non era molto diverso dal preparare il corredo o le provviste per l'inverno. Una regola però non cambiava mai – la bara doveva stare in un luogo asciutto, tranquillo e decoroso, dove non si rovinasse.
La bara della longevità in Cina
Una tradizione ancora più elaborata è quella cinese. La bara preparata in vita era chiamata bara della longevità. Spesso erano i figli a commissionarla per i genitori anziani, e il gesto era considerato espressione di pietà filiale – una delle virtù centrali della cultura confuciana. La bara poteva restare in casa per decenni senza essere ritenuta di cattivo auspicio. Al contrario, si credeva che portasse fortuna e lunga vita, e gli anziani mostravano con orgoglio agli ospiti il legno pregiato con cui era stata costruita.
Che fosse in una casa cinese o in una fattoria dell'Europa centrale, valeva lo stesso principio: la bara che attende deve essere curata. La si controllava, la si proteggeva dall'umidità, la si sollevava da terra su un piano d'appoggio. In quel semplice gesto – staccare la bara dal pavimento e collocarla su una base stabile – c'è il seme dell'idea che oggi realizzano gli scaffali professionali per bare.
Curiosità – chi non aveva paura della propria bara
La storia conosce anche casi più pittoreschi. La celebre attrice francese Sarah Bernhardt, si racconta, dormiva in una bara foderata di seta, e di certo vi posò per fotografie che fecero il giro della stampa dell'epoca. Sosteneva che la vista della bara la aiutasse a comprendere i ruoli tragici che interpretava. In molti monasteri contemplativi, invece, i religiosi coltivavano la pratica del memento mori, e una bara o un teschio nella cella ricordava ogni giorno la caducità della vita. In tutte queste storie la bara non è un oggetto di orrore, ma una maestra di umiltà.
La bottega del falegname – la misura, i trucioli e il silenzio del banco
Prima che le bare venissero prodotte in serie, nascevano sul banco da lavoro. Nei paesi italiani a costruirle era spesso il falegname del luogo, che in molti casi si occupava anche del trasporto e dell'organizzazione del funerale – un'origine comune a tante imprese di onoranze funebri a conduzione familiare ancora oggi attive. La bottega in cui prendeva forma una bara era un luogo dall'atmosfera particolare. Lì l'oggetto nasceva, e lì per la prima volta attendeva.
La misura del defunto
Tradizionalmente la bara si costruiva solo dopo la morte, e su misura. Il falegname veniva in casa e misurava il corpo con un'asta, un bastone o una cordicella. In molte tradizioni popolari europee quella misura possedeva un potere singolare: non la si gettava né la si usava per altro, e spesso veniva deposta nella bara, perché se ne andasse con il defunto. Si temeva che, lasciata in casa, potesse "misurare" la morte a qualcun altro.
L'usanza mostra quanto la bara fosse legata a una persona precisa. Non era un prodotto anonimo, ma qualcosa di cucito addosso come un abito. L'impresa funebre di oggi custodisce bare di misure, stili e finiture diverse proprio per questo: perché la famiglia possa sceglierne una che "stia bene" al proprio caro, non solo nelle dimensioni ma nel carattere, nel gusto e nella fede.
I trucioli come cuscino
Con analogo rispetto si trattavano i trucioli e la segatura rimasti dalla piallatura delle tavole. Non si bruciavano nella stufa né si buttavano via. In molte zone servivano a riempire il cuscino su cui avrebbe poggiato il capo del defunto, oppure venivano sparsi sul fondo della cassa. Tutto ciò che era nato dal lavoro sull'ultima casa di una persona doveva restare con lei. Questa cura per il più piccolo ricciolo di legno dice molto su come la bara fosse considerata fin dal primo istante.
Le bare che bussano – le superstizioni della bottega
Le botteghe in cui c'erano sempre alcune bare pronte si circondavano di racconti. Si diceva che le tavole destinate a una bara scricchiolassero o battessero prima che qualcuno morisse in paese, come se presentissero la loro sorte. Dietro queste storie c'erano cause del tutto naturali – il legno che lavora, gli sbalzi di umidità, il silenzio della notte. Ma il solo fatto che venissero raccontate mostra quanto la bottega del falegname fosse un luogo eccezionale. Anche gli artigiani più esperti facevano in modo che le bare finite stessero dritte, separate, lontane da attrezzi e scarti. Era l'antenato dello spazio espositivo dedicato che conosciamo oggi nelle imprese funebri.
Le confraternite e la cura della comunità
In Italia la cura dei morti è stata per secoli affidata anche alle confraternite. La Misericordia di Firenze, fondata nel Duecento e ancora attiva, ne è l'esempio più illustre, ma in ogni città e in molti paesi esistevano compagnie laicali che accompagnavano i defunti alla sepoltura, custodivano drappi funebri, ceri, cataletti e tutto il necessario. Questi oggetti venivano conservati con ordine nelle sedi delle confraternite o nelle sacrestie, pronti per il prossimo funerale. Nessun confratello doveva andare alla tomba senza il dovuto onore – e ciò che serviva per onorarlo doveva essere integro e al suo posto.
Bare disposte in file – l'ordine dei defunti
La bara non attende soltanto prima del funerale. In alcune tradizioni continua ad attendere anche dopo – in cripte, catacombe e loculi, dove invece di entrare nella terra viene collocata su un ripiano, una mensola o in una nicchia. Questi luoghi sono una testimonianza affascinante di come le bare venissero disposte quando molte dovevano trovare posto in uno spazio limitato.
Le catacombe dei Cappuccini di Palermo
Pochi luoghi al mondo mostrano questo ordine in modo tanto impressionante quanto le Catacombe dei Cappuccini di Palermo. A partire dalla fine del Cinquecento i frati vi deposero i propri confratelli e, in seguito, migliaia di cittadini palermitani, divisi per condizione, professione, sesso ed età. Molti corpi sono esposti lungo le pareti, altri riposano in bare disposte su ripiani e mensole. Visitare quei corridoi significa attraversare una sorta di archivio della città, in cui l'ordine della disposizione era parte integrante del rispetto per i defunti.
Anche a Vienna, nella Cripta Imperiale custodita dai Cappuccini, oltre centoquaranta membri della dinastia asburgica riposano in sarcofagi disposti per casata e generazione. Ovunque la regola era la stessa: una struttura solida, un posto sicuro per ogni bara e la possibilità di riconoscerla e vederla chiaramente.
Le pareti di loculi dei cimiteri monumentali
L'Italia ha dato a questa idea una forma tutta sua. Nei grandi cimiteri monumentali dell'Ottocento – Staglieno a Genova, il Monumentale di Milano, il Verano a Roma, la Certosa di Bologna – accanto alle tombe in terra e alle cappelle di famiglia si svilupparono vasti porticati e gallerie con pareti di loculi, dove le bare vengono tumulate una sopra l'altra, in file ordinate. Il regolamento di polizia mortuaria, il D.P.R. 285/1990, prescrive per la tumulazione la doppia cassa, di legno e di metallo – segno di quanto la custodia della bara, anche dopo il funerale, resti una questione di cura e di decoro.
Le pareti di loculi mostrano che disporre le bare una sopra l'altra non è né nuovo né sconveniente. Per generazioni è stato il modo di conciliare due valori: l'uso ragionevole di uno spazio limitato e la conservazione di un ordine dignitoso.
Dalla bottega al magazzino, dal magazzino alla sala di scelta
La rivoluzione industriale cambiò quasi tutto, anche il modo in cui le bare venivano fabbricate e custodite. Nell'Ottocento, nelle grandi città, comparvero depositi e laboratori specializzati – con insegne, vetrine e ambienti in cui stavano pronte bare di varie misure e stili. Il cliente non si limitava più a ordinare una cassa su misura: sempre più spesso la sceglieva.
Maniglie, ornamenti e la nascita della scelta
La bara ottocentesca si arricchì di maniglie in ottone, croci, placche e decorazioni prodotte industrialmente e scelte da cataloghi illustrati. In inglese questi elementi si chiamano ancora oggi, letteralmente, "mobili della bara", e a Birmingham la fabbrica Newman Brothers, che li produsse dal 1894 al 1998, è diventata un museo. Negli Stati Uniti, nello stesso secolo, si diffuse la parola casket, che in origine indicava uno scrigno per gioielli – un contenitore prezioso per ciò che è più prezioso.
Tutti questi cambiamenti rivelano un atteggiamento nuovo: la bara era diventata un oggetto da scegliere, esaminare e confrontare, e quindi da esporre nel modo giusto. Nacque così la cultura dell'esposizione delle bare, che le imprese funebri portano avanti ancora oggi.
Giuseppe II e la bara riutilizzabile – una lezione sulla dignità
La storia registra anche un tentativo nella direzione opposta. Nel 1784 l'imperatore Giuseppe II, sovrano riformatore dell'età dei Lumi, introdusse nei domini asburgici una bara riutilizzabile. Aveva il fondo apribile: il corpo, avvolto in un sacco di lino, veniva lasciato cadere nella fossa e la cassa tornava a servire. La reazione popolare fu così violenta che nel giro di pochi mesi l'imperatore dovette ritirare il decreto. Un esemplare di quella bara è conservato nel museo delle onoranze funebri di Vienna.
L'episodio resta una lezione preziosa. Gli uomini del Settecento, pur stanchi del fasto barocco, non accettarono che la bara diventasse uno strumento anonimo e intercambiabile. Volevano che ogni persona avesse una bara propria – un oggetto che appartenesse soltanto a lei. Quella convinzione è ancora viva, ed è proprio per questo che ogni bara in un'impresa funebre merita di essere custodita con cura fino al giorno in cui andrà all'unica persona a cui è destinata.

Il momento della scelta – la cultura del mostrare la bara alla famiglia
Per molte famiglie il funerale comincia nell'ufficio dell'impresa di onoranze funebri. Uno dei primi passi, e dei più carichi di emozione, è la scelta della bara. È un momento che molti temono. Ci si trova davanti a oggetti che, entro pochi giorni, accoglieranno il corpo di una madre, di un padre, di un marito, di un figlio. In quel momento conta tutto – la luce, il silenzio, l'ordine, le distanze, e anche il modo in cui le bare sono state disposte.
I professionisti del settore funerario sanno bene che il disordine in una sala espositiva toglie dignità a quel momento. Bare appoggiate a terra alla rinfusa, addossate al muro o semi-nascoste da altri oggetti ricordano un magazzino, non un luogo di rispetto. Bare disposte in modo regolare, su una struttura stabile, a un'altezza comoda e con spazio intorno permettono alla famiglia di guardare con calma, confrontare le finiture, toccare il legno, parlare. Così la sala di scelta prosegue la tradizione delle antiche botteghe e dei depositi ottocenteschi.
Livelli, inclinazioni e luce
Il modo in cui le bare vengono presentate ha un peso quasi simbolico. Una bara esposta su un ripiano leggermente inclinato "si volge" verso chi guarda, mostrando il coperchio, le maniglie, la croce o altri simboli. Le bare disposte su più livelli permettono di mostrare modelli diversi uno accanto all'altro senza occupare tutta la sala. Una disposizione in cui i ripiani inferiori sono più lunghi e quelli superiori più corti richiama la classica composizione triangolare degli altari e dei catafalchi barocchi – una sagoma calma e ordinata, riposante per lo sguardo.
Silenzio e distanza – il galateo non scritto della sala di scelta
La sala in cui la famiglia sceglie la bara ha un suo galateo non scritto. Un buon impresario funebre non accompagna le persone tra le bare come in un negozio, ma lascia che si fermino, tacciano e riprendano il discorso con i propri tempi. Le bare non devono stare troppo vicine, perché l'affollamento opprime e rende difficile raccogliersi. Né devono stare troppo in basso, costringendo i familiari a chinarsi – un gesto che in quel momento può risultare troppo pesante. L'ideale è che la bara si trovi all'incirca all'altezza dello sguardo o poco sotto, così da poterla osservare senza sforzo, stando in piedi accanto ai propri cari.
Anche la luce conta. Le botteghe di un tempo si affidavano alla luce calda delle candele e delle lampade a olio, che faceva risaltare la profondità e la lucentezza del legno. Oggi le imprese funebri preferiscono un'illuminazione calda e diffusa, che non abbaglia e non crea ombre dure. In un ambiente così, un'esposizione stabile e ordinata diventa lo sfondo della conversazione più importante – come la famiglia desidera dire addio. La scelta della bara smette allora di essere una formalità e diventa il primo gesto consapevole del commiato.

Lo scaffale mobile per tre bare – erede moderno di una tradizione di ordine
Dopo questo lungo viaggio tra sarcofagi, botteghe, catacombe e loculi, possiamo guardare all'oggetto che ha raccolto il loro ruolo nell'impresa funebre moderna. Lo scaffale mobile per tre bare con ruote, prodotto in Polonia da Prima-Tech e appartenente alla nostra gamma di scaffali per bare, riunisce ciò che nella storia della custodia delle bare contava di più – stabilità, sollevamento della bara da terra, ordine e buona visibilità – con qualcosa che le botteghe di un tempo non conoscevano: la piena mobilità.
Una struttura solida per un compito di responsabilità
Lo scaffale è realizzato in profilati di acciaio a parete spessa, verniciati a polvere. Accoglie tre bare su tre livelli e rimane perfettamente stabile anche a pieno carico. Le dimensioni standard sono 164 cm di larghezza, 78 cm di profondità e circa 174 cm di altezza – proporzioni che permettono di sistemare tre bare nello spazio a terra che ne occuperebbe una sola. Un utente, nella sua recensione, sottolinea proprio ciò che per il personale di un'impresa funebre conta di più: lo scaffale sta fermo e non traballa.
Vale la pena tornare alle antiche credenze. Una bara vuota non deve essere urtata, rovesciata o esposta a danni – e non solo per superstizione. Ogni graffio sul coperchio o crepa su uno spigolo è un difetto su un oggetto che dovrà accogliere una persona cara. Uno scaffale in acciaio solido è quindi l'espressione moderna di una regola antica: la bara che attende deve attendere al sicuro.
Ripiani dritti, inclinati e disposizione a scalare
Dal punto di vista della cultura espositiva, il grande pregio di questo scaffale è la possibilità di scegliere la configurazione dei ripiani. L'impresa funebre può optare per ripiani ad angolo retto – classici e ideali per il magazzino – oppure per ripiani inclinati, che orientano la bara verso chi guarda e rendono ben visibili coperchio, maniglie e decorazioni. Questa soluzione è particolarmente preziosa nella sala di scelta.
La seconda scelta riguarda la lunghezza dei ripiani. Possono essere tutti uguali oppure disposti "ad albero di Natale", con il ripiano superiore più corto e quello inferiore più lungo. Questa disposizione permette di esporre bare di dimensioni diverse nella composizione triangolare di cui abbiamo parlato. Lo scaffale può inoltre essere realizzato su misura – con altezza, larghezza e numero di livelli adattati – così da inserirsi perfettamente in un ambiente specifico.
Ruote con freno – un ordine che si può spostare
Le bare di un tempo restavano dove venivano messe. Spostarle richiedeva diverse braccia e comportava sempre un rischio di danni – e, come ricorda giustamente la normativa sulla sicurezza, un rischio per chi solleva. In Italia il D.Lgs. 81/2008, al Titolo VI dedicato alla movimentazione manuale dei carichi, chiede al datore di lavoro di ridurre al minimo i sollevamenti manuali a rischio anche con l'uso di attrezzature adeguate. Lo scaffale per tre bare poggia su quattro ruote piroettanti con freno, che permettono di spostare l'intera struttura senza fatica – dal magazzino alla sala di scelta, da una parete all'altra, per le pulizie o per un nuovo allestimento. Con i freni bloccati lo scaffale è del tutto stabile e non si muove neppure mentre si solleva una bara.
Questa mobilità ha anche una dimensione cerimoniale. L'impresa funebre può preparare rapidamente l'ambiente per accogliere una famiglia, riordinare la sala prima di un colloquio o spostare l'esposizione quando lo spazio serve ad altro. L'ordine smette di essere rigido e si adatta al momento, alle persone e all'occasione.
Colore e finitura – lo scaffale come parte dell'ambiente
Di serie lo scaffale è rivestito da una resistente verniciatura a polvere nera, opaca o semilucida. Il nero è il colore del lutto nella cultura europea dal tardo Medioevo, e da secoli i drappi funebri avvolgono bare e catafalchi. Il rivestimento resiste all'abrasione, ai graffi e all'umidità, e lo scaffale mantiene il suo aspetto per molti anni. Su richiesta può essere realizzato in qualsiasi colore della gamma RAL, in armonia con l'arredo della sala espositiva o con l'identità visiva dell'impresa. Diventa così non un semplice arredo da magazzino, ma una vera parte dell'ambiente, come le pedane drappeggiate delle antiche botteghe.
Magazzino e sala di scelta – due ruoli per un solo arredo
Nella storia della custodia delle bare sono sempre esistiti due spazi: il retrobottega, dove le bare attendevano in pace, e il luogo in cui venivano mostrate. Lo scaffale per tre bare svolge entrambe le funzioni. In magazzino mantiene in ordine le scorte e protegge le bare dai danni; nella sala di scelta le presenta con dignità. Grazie alle ruote, lo stesso scaffale può passare da un ruolo all'altro. È prodotto in Polonia direttamente dal fabbricante, il che consente di adattarlo alle esigenze di una specifica impresa funebre, casa funeraria o sala del commiato.
Completare l'esposizione
Le imprese che hanno bisogno di maggiore capienza possono scegliere altri modelli della categoria scaffali per bare – ad esempio lo Scaffale Singolo nr. 1 oppure l'Espositore doppio n. 1 con ripiani uguali, accessibile da entrambi i lati. Per la fase successiva – la collocazione della bara durante la cerimonia – è utile la nostra gamma di catafalchi e supporti per bare, e per spostarla in sicurezza all'interno della struttura i carrelli per bare.
L'ordine come forma di rispetto
Ripercorrendo la storia della custodia delle bare, un solo filo unisce il sarcofago etrusco, la bottega del falegname con la sua misura, la soffitta di una fattoria europea, la casa cinese con la bara della longevità, le catacombe di Palermo, i loculi di Staglieno e la moderna sala di scelta. Quel filo è la convinzione che la bara meriti rispetto prima ancora che qualcuno vi riposi. La si sollevava da terra, la si proteggeva dai danni, la si collocava in un luogo tranquillo e la si rendeva ben visibile quando arrivava il momento della scelta.
L'impresa funebre di oggi persegue la stessa idea con altri mezzi. Al posto delle tavole in soffitta e dei cavalletti nella cripta ha uno scaffale d'acciaio con ruote frenate e ripiani inclinati. Al posto dei racconti sulle bare che bussano ha procedure e attenzione alla sicurezza. Ma il senso resta lo stesso. L'ordine attorno alla bara è il primo gesto del commiato, compiuto molto prima che risuonino le parole della preghiera. È un altro capitolo della storia che abbiamo raccontato in Sulle spalle della confraternita – la storia di come le comunità si sono sempre prese cura dei propri morti.

Domande frequenti
A che cosa serve uno scaffale per bare in un'impresa funebre?
Lo scaffale per bare serve a custodire le bare in sicurezza e a esporle in modo decoroso. In magazzino mantiene in ordine le scorte e protegge le bare dai danni; nella sala di scelta permette alla famiglia di osservare e confrontare con calma i diversi modelli. Disponendo le bare su più livelli, occupa molto meno spazio a terra rispetto alle bare appoggiate sul pavimento.
Quante bare contiene lo scaffale mobile e quali sono le sue dimensioni?
Lo scaffale contiene tre bare su tre livelli. Le dimensioni standard sono 164 cm di larghezza, 78 cm di profondità e circa 174 cm di altezza. Su ordinazione si possono adattare altezza, larghezza e numero di livelli.
Che differenza c'è tra ripiani dritti e inclinati?
I ripiani dritti, ad angolo retto, sono ideali soprattutto per il magazzino. I ripiani inclinati orientano la bara verso chi guarda, rendendo più visibili coperchio, maniglie e decorazioni – la soluzione consigliata per la sala in cui la famiglia sceglie la bara.
Che cosa significa disposizione dei ripiani ad albero di Natale?
È una configurazione in cui i ripiani hanno lunghezze diverse – il superiore è il più corto e l'inferiore il più lungo. Permette di esporre comodamente bare di dimensioni diverse e crea una sagoma triangolare armoniosa, che richiama la composizione classica di altari e catafalchi.
Uno scaffale con ruote è stabile a pieno carico?
Sì. Lo scaffale è costruito in profilati di acciaio a parete spessa e le quattro ruote piroettanti sono dotate di freno. Con i freni bloccati la struttura resta completamente stabile, anche durante il carico e lo scarico delle bare, come confermano le recensioni degli utenti.
Lo scaffale per bare può essere ordinato in un colore diverso dal nero?
Di serie lo scaffale ha una verniciatura a polvere nera, opaca o semilucida, ma su richiesta può essere verniciato in qualsiasi colore della gamma RAL, così da abbinarsi all'arredo della sala espositiva o ai colori dell'impresa funebre.
Da dove viene l'usanza di preparare la bara in vita?
Nelle tradizioni rurali dell'Europa centrale, e in molte altre culture come quella cinese, preparare la bara in vita esprimeva familiarità con la morte e il desiderio di un commiato dignitoso. In campagna la bara si custodiva in soffitta o in dispensa, a volte riempita di grano o degli abiti della festa. In Cina i figli spesso donavano ai genitori una bara della longevità come segno di rispetto filiale, e la sua presenza in casa era considerata di buon auspicio.